LUMSA, IL CANTIERE DELLA POLEMICA AI PIEDI DI CASTEL SANT’ANGELO

Pubblicato: 3 settembre 2012 in Uncategorized

Roma, 30 agosto 2012 – In questi giorni è scoppiata la polemica sui lavori di demolizione e ricostruzione che l’Università privata “LUMSA” sta realizzando nel rione Borgo, a Roma, sul complesso edilizio che si estende tra Piazza Adriana, Via di Fosse di Castello e Via di Porta Castello, per realizzare una biblioteca, una casa dello studente e ampliare altri servizi riguardanti sempre la suddetta università privata. Tali lavori sono stati autorizzati dal Comune di Roma nel 2010, tramite l’approvazione da parte  del Consiglio comunale di  un piano di recupero presentato dalla LUMSA, sulla base delle procedure previste dalle normative urbanistiche vigenti.

Nel progetto sono previsti una serie di interventi molto “radicali”, tra cui quello di demolizione e ricostruzione della parte degli edifici che erano originariamente destinati a uso commerciale, con l’obiettivo di ridefinire la quinta architettonica del complesso edilizio nella parte che si affaccia su Via Fosse del Castello e via Porta Castello. Gli interventi progettati prevedono un aumento della superficie lorda del fabbricato di circa 1.000 metri quadri su quasi 4.000 metri quadri esistenti, senza aumentare le “volumetrie fuori terra” già esistenti (circa 26.565 metri cubi).

Tali interventi, seppure “radicali”, sembrerebbero rispettare le prescrizioni previste dalle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale che disciplinano il tipo di interventi che è possibile realizzare in questa zona della città storica per migliorarne la qualità urbana. Così come sembrerebbero essere state rispettate, almeno da un punto di vista formale, anche le procedure che prevedono il coinvolgimento delle varie Sovrintendenze competenti sulla tipologia di interventi edilizi previsti nel piano di recupero..

Nonostante tutto ciò, da un punto di vista urbanistico, rimangono forti perplessità sulle conseguenze che la realizzazione di tali interventi produrranno nella zona circostante e sulla qualità della vita dei cittadini che risiedono ed operano nell’area interessata dal progetto. Perplessità che avevano anche contribuito a motivare, a suo tempo, il voto contrario del sottoscritto sul progetto approdato al Consiglio del Municipio Roma XVII per l’espressione del parere consultivo, previsto dal regolamento del decentramento. Tali interventi urbanistici, infatti, pur non aumentando complessivamente le volumetrie fuori terra e rispettando apparentemente le prescrizioni del PRG, ridistribuiscono le cubature in maniera tale da permettere la costruzione di nuovi piani e l’aumento della superficie utile lorda, che determineranno complessivamente un aggravio dei carichi urbanistici in una zona del centro storico già fortemente congestionata dal traffico veicolare, dai flussi turistici e dalle attività commerciali e di servizio.

Nonostante ciò, quello che appare più grave e che fu determinante nel motivare il voto contrario al progetto del sottoscritto fu il fatto che la LUMSA fu completamente esonerata dal versare all’amministrazione comunale gli oneri concessori, ordinari e straordinari, previsti dal combinato disposto degli artt. 28 della L. n. 1150/1942 e 16 del D.P.R. n. 380/2001 (per i contributi ordinari) e dall’art. 20 delle norme tecniche di attuazione del PRG (per il contributo straordinario), grazie ad un parere dell’Avvocatura comunale molto discutibile.

D’altronde anche la stessa richiesta di parere da parte dell’Ufficio per la Città storica del Comune di Roma appare significativa in quanto testimonia il fatto che su tale questione ci fosse una forte divergenza di interpretazioni tra gli Uffici competenti. Non è infatti usuale interpellare l’Avvocatura comunale nell’ambito di tali procedure amministrative.

L’Avvocatura comunale ritenne, ai sensi del punto 3-c dell’art 17 del DPR 380/2001, che ci fossero le condizioni per riconoscere tale esonero, sia per gli oneri concessori ordinari che per quelli straordinari, trattandosi, a suo avviso, di “opere di interesse generale” realizzate da “ente istituzionalmente competente”. Peccato che tutta la giurisprudenza del Consiglio di Stato abbia espresso da tempo un orientamento completamente diverso sulla questione. Ci sono sentenze del suddetto organo che negano, ad esempio, tale esenzione a istituti scolastici privati, anche senza fini di lucro, per la realizzazione di scuole private. Un caso, quest’ultimo, molto analogo a quello riguardante la LUMSA.

Il Consiglio di Stato ritiene, infatti, che tale esonero possa essere riconosciuto ad enti privati solamente quando questi operano con l’attribuzione della qualifica di “concessionario” della realizzazione dell’opera pubblica, ovvero quando si configuri comunque la sussistenza di una analoga “figura organizzatoria” tale da qualificare l’agire del privato “per conto dell’amministrazione”.

E’ evidente che, se fosse corretta l’interpretazione esposta in sintesi sopra, tale esonero riconosciuto alla LUMSA, da parte del Comune di Roma, costituirebbe un fatto molto grave sotto diversi punti di vista, compreso quello riguardante il danno erariale. Visto che parliamo di un ente, la LUMSA, che è riconducibile al Vaticano, da sempre uno dei “poteri forti” della città, i sospetti che tale esonero dal pagamento degli oneri concessori ordinari e straordinari non sia del tutto legittimo sono molti forti. Per questi motivi riteniamo che la questione vada seriamente approfondita dalle autorità competenti per accertare se ci siano stati in questa vicenda abusi. Stiamo, infatti, preparando un esposto destinato alla Corte dei Conti dove chiederemo, sulla base dei ragionamenti sopra indicati, di verificare la legittimità del suddetto esonero. 

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