Gianni AlemannoRoma, 28 dic 2012 – Il trasporto pubblico romano è al collasso e non solo per i disservizi quotidiani prodotti dalla mala-gestione. Il Comune di Roma ha autorizzato, in una seduta straordinaria,  tenutasi per la prima volta tra Natale e Capodanno, l’ipoteca dei beni non strumentali dell’Atac per poter rinegoziare il debito con le banche e  continuare a usufruire di altri finanziamenti a breve e medio termine per circa 400 milioni di euro.

Il rischio paventato in Aula Giulio Cesare, durante il dibattito, è stato proprio  quello dell’impossibilità di pagare le retribuzioni ai dipendenti e far fronte ai debiti con i fornitori. Situazione che avrebbe potuto determinare il fallimento dell’azienda.  Tra i complessi immobiliari “non strumentali” che potrebbero essere  ipotecati, ci sarebbero le ex rimesse “San Paolo”, “Vittoria” e “Tuscolana – Piazza Ragusa”, oggetto di complesse trasformazioni urbanistiche, contestate dai cittadini e approvate dal Comune di Roma proprio lo scorso anno con una delibera consiliare molto discutibile. 

Ecco come è stata ridotta l’azienda di trasporto pubblico romana, dopo cinque anni di gestione clientelare da parte della Giunta Alemanno, tramite gli  amministratori e i dirigenti che si sono avvicendati al vertice di tale azienda  in questo periodo. Tale azienda, come altre municipalizzate, è stata una delle  protagoniste principali della “parentopoli” romana che ha prodotto migliaia  di  assunzioni clientelari, di “amici degli amici” inseriti anche nei ruoli dove meno erano necessari.

Quello che preoccupa non è solo il fatto che si ipotechino i gioielli di famiglia,  ma anche  che non si intraveda alcuna politica aziendale di rilancio, in grado di far uscire tale azienda comunale dall’attuale situazione di dissesto finanziario che ha visto, solo negli ultimi 3 anni, accumulare oltre 600 milioni di debito. Una situazione molto grave e delicata, di cui i cittadini ancora non si rendono pienamente conto, che rischia non solo di aprire la strada alla privatizzazione del servizio di trasporto pubblico locale, con tutto ciò che ne consegue per gli utenti, ma anche di dilapidare un patrimonio pubblico di grande valore  che appartiene a tutti i romani.

In qualsiasi Paese normale, i responsabili politici di un fallimento simile avrebbero dovuto cambiare attività e  risponderne anche  dal punto di vista del danno erariale. Da noi, hanno anche il coraggio di ricandidarsi alla guida della città, come se nulla fosse  accaduto. A pagarne i danni, come al solito, saranno i lavoratori e gli utenti”.

Giovanni Barbera

Membro del Comitato Politico romano del PRC-FDS e Presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII

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