Proteste dei lavoratori dell'IDIRoma, 15 feb 2013 –  Oggi tutti gli organi di stampa riportano la notizia che la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, proprietaria del gruppo IDI, avrebbe inviato una lettera al cardinale Tarcisio Bertone per chiedere  un intervento del Vaticano finalizzato al salvataggio del proprio polo ospedaliero, dei suoi 1.500 dipendenti  e del suo patrimonio scientifico e che il Vaticano sarebbe interessato a tale intervento. Le strutture sanitarie del Gruppo IDI rappresentano, infatti, un’eccellenza nel campo dermatologico e oncologico. Ci chiediamo per quale motivo il Vaticano, da cui dipende la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione e, quindi, in definitiva, anche lo stesso gruppo IDI,  sia stato finora alla finestra senza intervenire, pur avendo le risorse finanziarie necessarie a garantire un salvataggio del polo ospedaliero? Eppure 1.500 dipendenti, a cui vanno aggiunti altri 300 dell’indotto, sono da 7 mesi senza retribuzione e oggi 400 di loro, dopo aver lavorato praticamente gratis per numerosi mesi,  rischiano anche la beffa di essere messi in mobilità, a causa del dissesto finanziario provocato dagli amministratori del loro Gruppo, non a caso indagati per bancarotta fraudolenta.  Dai bilanci dell’Idi, infatti, sarebbe stata sottratta, nel corso di questi anni, una somma superiore a 500 milioni di euro. Peraltro, nel corso delle audizioni della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale,  l’allora Commissario ad acta per la sanità nella Regione Lazio, Enrico Bondi, avrebbe segnalato anche un pesante un contenzioso tra l’Istituto dermopatico dell’Immacolata e la stessa Regione, a causa di un meccanismo di doppia fatturazione, per un ammontare di circa 152 milioni di euro. Insomma, dalla situazione dell’IDI sembrerebbero emergere gravi responsabilità non solo degli amministratori del suddetto gruppo, ma anche di amministratori pubblici, al vaglio delle autorità competenti. Il dubbio atroce che ci assale è quello che i 1.800 lavoratori e le loro famiglie siano stati finora usati come “carne da macello” dalla proprietà,  la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, e in definitiva dallo stesso Vaticano, per tentare di scaricare sulle casse pubbliche il dissesto finanziario del loro Gruppo, visto che il Vaticano avrebbe avuto comunque  fin dall’inizio della vicenda le risorse finanziarie sufficienti per garantire un’operazione di  salvataggio, evitando inutili sofferenze ai propri dipendenti e alle loro famiglie. Perché solo oggi il Vaticano sembra interessarsi al destino di tale polo ospedaliero che può, comunque, vantare un portafoglio immobiliare di circa 1, 5 miliardi di euro? Noi continuiamo a ritenere  che i responsabili di tale dissesto finanziario debbano pagare pesantemente le loro colpe e che la situazione del Gruppo IDI vada risolta velocemente, prevedendo in caso di inerzia della proprietà e di chi sta dietro a tale proprietà, il Vaticano, un intervento pubblico che, preservando il diritto alla retribuzione e al lavoro di chi opera all’IDI, si faccia carico di  ripubblicizzare il servizio di tale polo ospedaliero, acquisendone la proprietà.

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