L'acqua è di tuttiRoma, 30 lug – “Il Sindaco e la sua Giunta ascoltino il grido di allarme lanciato oggi dalle organizzazioni sindacali sull’Acea. Le questioni sollevate dalle suddette organizzazioni sulle disfunzioni e sui problemi della suddetto gruppo societario, da sempre il fiore all’occhiello tra le realtà aziendali di proprietà del Comune di Roma, non possono assolutamente passare sotto silenzio, ma meritano risposte urgenti e puntuali da parte della nuova amministrazione”. E’ quanto afferma Giovanni Barbera, membro del comitato politico romano del Prc, commentando il durissimo comunicato dei segretari generali regionali e territoriali Ilvo Sorrentino della Filctem Cgil, Marco Biasini della Flaei Cisl, e Giancarlo Balla della Uiltec Uil sulla pubblicazione dei dati economici  semestrali dell’Acea.

Nel lungo e articolato comunicato diffuso oggi  dai suddetti sindacati,  si accusa il management di Acea di aver edulcorato i dati economici della società, ritardando il pagamento dei fornitori e sovrastimando le proprie fatturazioni. Inoltre vengono elencate una serie di gravi disfunzioni  nella gestione aziendale, tra le quali le bollette pazze, il peggioramento della qualità del servizio reso all’utenza, il ricorso agli appalti al massimo ribasso economico e un’inadeguata  manutenzione della rete idrica, elettrica e dell’illuminazione pubblica che starebbe determinando, secondo l’opinione delle suddette organizzazioni sindacali,  una riduzione del valore economico di tale patrimonio pubblico  in concessione alla società controllata dal Comune di Roma. Valutazioni queste che, in serata, sono state smentite dall’Acea.

“Il Comune di Roma, come azionista di maggioranza di Acea, ha il dovere – afferma Barbera –  di garantire, nell’interesse dei cittadini romani e dei lavoratori dell’azienda, un cambiamento radicale del funzionamento di questo gruppo societario, che passi anche tramite un nuovo management, più adeguato al ruolo che tale importante realtà economica dovrebbe svolgere nel panorama nazionale. E’ inaccettabile che tale azienda continui a a far cassa a spese del patrimonio pubblico che gestisce per conto dei cittadini romani. Chiediamo anche che, sull’esempio di quanto accaduto a Napoli, Marino dia corso alla ripubblicizzazione dell’acqua, scorporando il ramo idrico e affidandone la gestione a un ente di diritto pubblico come previsto dal referendum approvato a suo tempo”.

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