berlusconi-condannato-5-770x970Roma, 3 agosto 2013 – Ormai siamo veramente alla farsa. Altro che Repubblica delle Banane! La realtà sta superando ampiamente ogni più ardita fantasia.  Il “day after” di Berlusconi e del Pdl dopo la sentenza della Cassazione, con l’inaudita e annunciata richiesta di grazia al Quirinale e il rilancio del  progetto di riforma sulla Giustizia, rischia di aggiungere un altro vergognoso episodio a quell’interminabile e  inquietante “telenovelas” che da quasi vent’anni caratterizza la vita politica italiana.

Dopo la riunione dei gruppi parlamentari del Pdl con Silvio Berlusconi,  convocata per decidere sul da farsi,  assistiamo a un’orgia di farneticanti dichiarazioni e di minacciosi messaggi politici  del Pdl indirizzati al presidente della Repubblica  e ai loro alleati del Pd. Basti pensare alla  richiesta di grazia che potrebbe essere formalmente avanzata al Quirinale affinché, come hanno dichiarato con inverosimile faccia tosta alcuni esponenti di spicco del Pdl, “sia garantita a Berlusconi quella libertà che gli spetta per la sua storia” e per “ripristinare lo stato di democrazia alterato dalla sentenza” (sic!).  E che dire della pretesa del Cavaliere e del Pdl di voler imporre al Governo e al Parlamento il loro eversivo progetto di riforma della Giustizia con l’evidente scopo di piegare il potere giudiziario agli interessi del loro “capo”?

Il tutto viene accompagnato dalla minaccia di far “saltare” il governo delle larghe intese per ritornare alle urne, qualora tali assurde richieste non fossero accolte.  “Se c’e’ da difendere i nostri ideali e la storia di tutti noi e la storia del presidente coincide con la nostra, siamo pronti alle dimissioni a partire dai ministri del governo” avrebbe tuonato, infatti, minaccioso il vice premier Angelino Alfano nella suddetta riunione dei gruppi del Pdl.

A tali esternazioni non sarebbe mancata neanche la “sparata barricadera” a sorpresa di Sandro Bondi che avrebbe addirittura minacciato il pericolo di una guerra civile, Sparata stigmatizzata dal Colle e prontamente reinterpretata in forma edulcorata dal capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani, che avrebbe negato qualsiasi finalità irresponsabile in quelle parole e, più in generale,  negli atteggiamenti del Pdl.  Schifani avrebbe precisato che ‘La nostra fortissima indignazione, ancora più ampia e profonda di quanto si poteva prevedere per la condanna al presidente Silvio Berlusconi, non sfocerà in rabbia né in comportamenti non consoni alla nostra tradizione moderata” . Parole che non hanno impedito, però, al Pdl di convocare per domenica prossima una manifestazione di piazza, che probabilmente non sarà neanche l’ultima, dinanzi alla residenza romana dell’ex premier, per contestare la sentenza della Cassazione e la magistratura colpevole di lesa maestà. 

Insomma, se queste sono le premesse, rischiamo di assistere nelle  prossime settimane a un lento  logoramento del governo Letta che di fatto rimane appeso agli umori e ai capricci  dell’uomo di Arcore e della sua “armata brancaleone” e di quanto questi  riusciranno ad estorcere al Colle e al loro alleato di governo. 

Nel frattempo, il nostro Paese incassa l’ennesimo duro colpo alla sua reputazione internazionale, come dimostra anche il pesante  giudizio espresso nell’editoriale del Financial Times sulla condanna di Berlusconi: “Cala il sipario sul buffone di Roma”, scrive il quotidiano finanziario londinese, per il quale “dopo il verdetto il Senato dovrebbe cacciare Berlusconi” che “ha accusato i magistrati di parzialità politica” nei suoi confronti “ma non è riuscito a produrre alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni”. Per il Financial Times, «i giudici di Roma dovrebbero essere lodati per la loro indipendenza» e «il verdetto dimostra che nessuno è al di sopra della legge». «Se Berlusconi avesse un briciolo d’onore, ora darebbe le dimissioni. Risparmierebbe ai suoi colleghi senatori l’imbarazzo di dover espellere un ex primo ministro». L’editoriale si conclude auspicando, per il bene dell’Italia,  la nascita di un nuovo partito di destra che si liberi dal populismo di Berlusconi.

Noi continuiamo a ribadire la necessità che questo governo, nato da un perverso “inciucio” tra schieramenti che si sono presentati alle elezioni come alternativi, tradendo  il mandato elettorale dei loro elettori, debba andare a casa, evitando altri gravi danni al Paese.  Se questo era vero prima della condanna di Berlusconi,  lo è ancora più oggi. E’ inaccettabile dal punto di vista politico e morale che il Paese possa essere governato da chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato per un reato grave come quello di frode fiscale. Altro che riforme costituzionali e provvedimenti antipopolari come quelli già annunciati dal famigerato duo Letta-Alfano prima della sentenza di condanna a Berlusconi. Oggi c’è una ragione in più per impedire questo ennesimo attentato alla nostra democrazia. Ma per rendere possibile ciò, non basta declamarlo. E’ necessario che le parte “sana” e democratica della nostra società si organizzi e si mobiliti fin da subito per costruire, senza ideologismi e stupidi settarismi, un fronte quanto più  largo possibile  che si candidi per rappresentare  una alternativa reale al Paese e  per liberarlo  da coloro che  ci hanno  trascinato  sull’orlo del baratro.

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