targa valerio

Roma, 8 agosto 2013 – Distrutta durante la notte la targa che, all’interno del Parco delle Valli,  ricordava Valerio Verbano, il giovane antifascista barbaramente ucciso da tre estremisti di destra il 22 febbraio 1980,  Tale targa, che dava il nome a una delle strade del parco. era stata inaugurata nel 2006 da Walter Veltroni proprio in occasione dell’anniversario della morte di Valerio Verbano. Nel raid sono state divelte anche alcune panchine.

Unanime la condanna del vile gesto che  offende la coscienza civile e  democratica della città di Roma.

Il sindaco Marino, dopo aver comunicato di aver  dato mandato agli uffici competenti di ripristinare la targa e le panchine danneggiate, ha dichiarato:  “Vandalizzare la targa in memoria di Valerio Verbano, lo studente militante di sinistra ucciso nel 1980 solo per le proprie idee politiche, e distruggere le panchine di un parco pubblico sono una grave offesa alla memoria di questa città e un intollerabile atto di vandalismo. Rappresentano il segnale manifesto della Roma che non voglio più vedere”. “Il rispetto delle persone e della cosa pubblica – ha concluso Marino –  devono venire prima di tutto. Gli irresponsabile che si sono macchiati di un atto così offensivo hanno ferito doppiamente questa città: nella sua memoria e nel suo patrimonio. La mia speranza è che, insieme all’impegno di tutti i cittadini, certi gesti non si ripetano in futuro”.

Anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, tramite Twitter, ha commentato l’atto di vandalismo: “Valerio e Carla Verbano sono parte della memoria di Roma. Indegno chi offende il loro ricordo”.

“Non sappiamo – ha dichiarato invece l’Anpi – se la distruzione della targa intitolata a Valerio Verbano sia stata compiuta per un gesto di odio politico, o vandalismo, motivazioni da condannare comunque con determinazione, perché figlie di disvalori culturali che minano le basi fondamentali della convivenza civile. Valerio Verbano è stato ucciso dai fascisti per “colpa” della sua militanza democratica, speriamo che gli assassini siano presto identificati».

Condanne sono arrivate anche dal centrodestra con le dichiarazioni dell’ex sindaco Alemanno e del consigliere regionale del Lazio  Antonello Aurigemma (Pdl).

Per  Giovanni Barbera, del Prc romano, la distruzione di quella targa riapre anche una ferita mai rimarginata in città: “La distruzione della targa di Valerio Verbano nel Parco delle Valli non  è solo un gesto vile perché colpisce la memoria di un giovane di quasi 19 anni trucidato davanti ai suoi genitori solo per la sua militanza politica, ma è anche un atto che riapre una ferita mai  rimarginata,  colpendo quello che, in questi anni, a Roma è diventato un vero e proprio simbolo dell’antifascismo militante”. “Valerio Verbano – continua Barbera – non fu ucciso per caso quel 22 febbraio del 1980. Quella morte ancora oggi nasconde aspetti inquietanti e molti misteri, a partire sia dagli assassini, ancora non  identificati, che da quel  fascicolo sull’estrema destra romana, frutto delle indagini personali di Valerio, che sparì dagli archivi degli Uffici del Tribunale di Roma, dopo essere stato sequestrato dalla polizia  nel ’79, durante una perquisizione. Quel fascicolo, ricomparso solo a distanza di numerosi anni,  documentava con  informazioni dettagliate e foto, non solo quello che era il mondo dell’estrema destra romana di quegli anni, ma anche i legami di questa realtà con la criminalità organizzata e gli apparati statali.  Legami, questi, che sono da sempre una costante della storia dell’estremismo di destra. Fino a quando non saranno chiariti tutti i misteri che ancora avvolgono la drammatica storia di Valerio, quella ferita non potrà essere considerata chiusa”.

Approvata, all’unanimità, anche una mozione di condanna del Consiglio del Municipio III, quello territorialmente competente. La presidenza del Municipio fa, inoltre,  sapere di essersi attivata presso la Regione Lazio, proprietaria dell’appartamento nel quale  fu ucciso Valerio,  affinché il suddetto  immobile  venga affidato al Municipio per farne un centro culturale che rappresenti un luogo della memoria e di promozione dei valori della democrazia e della civiltà.

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