traffici illegaliRoma, 20 agosto 2013 – Continua a Roma il dibattito  sull’efficacia  dell’ordinanza contro la prostituzione che fu emanata a suo tempo dal sindaco Alemanno e che non è stata rinnovata a giugno dalla nuova amministrazione. Tale ordinanza prevedeva salate multe per le lucciole che sostavano in abiti succinti sulla strada e per gli automobilisti che intralciavano il traffico con i loro mezzi per  contrattare il prezzo delle prestazioni sessuali.

Ricordiamo che le critiche  a tale ordinanza furono avanzate non solo dagli esponenti del centrosinistra e della sinistra, ma anche dalle stesse organizzazioni sindacali delle forze dell’ordine e della polizia municipale.  L’accusa non era solo quella di  essere uno strumento che spostava il problema verso altre zone e colpiva principalmente solo le vittime di questo racket, ma anche quella di distogliere le stesse forze di polizia dai loro tradizionali compiti d’istituto, compresa l’attività di contrasto a quelle organizzazioni criminali che gestiscono tale racket.

D’altronde, il fallimento di tale ordinanza è stato sotto gli occhi di tutti i romani che hanno potuto constatare che, nonostante i costosi blitz periodici da parte delle forze di  polizia  e le numerose multe elevate  in questi anni, il fenomeno della prostituzione su strada sia rimasto del tutto immutato. Peraltro le sanzioni pagate sarebbero appena 4 mila sulle 60 mila elevate negli ultimi quattro anni.

Quello che meraviglia è che c’è ancora chi continua a difendere tale ordinanza, più dannosa che inutile, che servì sicuramente all’allora sindaco Alemanno per avere tanta pubblicità gratuita  a livello non solo romano.  Ma c’è anche chi continua a proporre l’abrogazione della Legge Merlin per legalizzare lo sfruttamento della prostituzione,  purché questa venga svolta al “chiuso” o anche all’aperto, ma in posti lontano dai centri abitati.  Costoro si dimenticando che il problema della prostituzione su strada, ma anche di una parte di quella che si svolge lontano dagli occhi dei più, è rappresentato proprio dal ruolo giocato dalle organizzazioni criminali che gestiscono tale racket, riducendo in schiavitù le ragazze, alcune anche minorenni, e inducendole alla prostituzione con la violenza e il ricatto.

“Davvero qualcuno può pensare di sconfiggere la prostituzione su strada gestita dalle organizzazioni criminali, legalizzando lo sfruttamento all’interno delle quattro mura, casa o locale che sia?” si chiede Giovanni Barbera, componente del comitato politico romano del Prc. “Per favore, non scherziamo! Il problema – continua – semmai è quello di smantellare  tali organizzazioni criminali, non quello di colpire le ragazze che sono vittime di questo racket o addirittura di accettare, nascondendo la “testa sotto la sabbia”,  che tali organizzazioni possano continuare ad operare lo sfruttamento  di tale attività purché questa venga svolta al “chiuso””.

“Non si capisce, infatti, per quale motivo, abrogando la Legge Merlin,  le forze dell’ordine dovrebbero essere più efficaci nel contrastare tali organizzazioni criminali, visto che il loro interesse a gestire tale attività non verrebbe comunque sicuramente meno. Trovo questa soluzione una vera e propria aberrazione che la dice lunga sull’idea di legalità di cui si nutrono alcuni esponenti della destra, tanto solerti nell’invocare il ritorno allo “sfruttamento legale” della prostituzione” conclude l’esponente di Rifondazione .

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