LA “VIA MAESTRA” PER RILANCIARE LA SINISTRA E CAMBIARE RADICALMENTE IL PAESE

Pubblicato: 12 settembre 2013 in DEMOCRAZIA, LAVORO, QUESTIONI NAZIONALI
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Rodotà e Landini

Roma, 12 sett 2013  – Molto interessante e  partecipata l’assemblea pubblica che si è tenuta a Roma, domenica 8 settembre,  organizzata da Stefano Rodotà e da Maurizio Landini,  alla quale  si sono aggiunti successivamente anche altri nomi illustri, come Don Luigi Ciotti, Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassarre (la costituzionalista dimessasi polemicamente dal comitato dei saggi che dovrebbe proporre la modifica della Costituzione).

La proposta lanciata nel corso dell’assemblea, a cui hanno aderito non solo numerose associazioni e comitati, ma anche alcune forze politiche come Rifondazione Comunista, non è quella di creare un nuovo partito o una nuova  lista elettorale, ma  quello di ricostruire uno spazio pubblico a sinistra e una nuova massa critica, senza ripetere gli errori del passato.  Insomma, lo scopo è quello di  tentare di rilanciare finalmente l’unità del  popolo della Costituzione, della partecipazione, del lavoro  e della pace per cambiare radicalmente  il nostro Paese.

Il primo appuntamento di mobilitazione, lanciato nel corso dell’assemblea, sarà rappresentato dalla manifestazione che si svolgerà a Roma il prossimo 12 ottobre  contro il tentativo, da parte del Governo delle larghe intese, di  modificare la nostra Carta Costituzionale. Tutelare la nostra Costituzione e chiederne finalmente l’applicazione significa innanzitutto promuovere una idea di società più democratica, più solidale e  più equa. La questione democratica e quella sociale sono, infatti,  due facce della stessa medaglia.

Nel frattempo è stato prodotto  anche un primo documento dal titolo “la via maestra” che vi proponiamo di seguito insieme a un bel video dell’assemblea  tratto dal sito di Repubblica.

LA VIA MAESTRA

Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini,

Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky

Il documento programmatico per l’Assemblea di Domenica 8 settembre a Roma

 1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo  della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

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commenti
  1. barbara ha detto:

    un’altra edizione della sinistra elettorale… anno scorso in concomitanza con il solito autunno caldo delle lotte che non portano a nulla, se non a far da vetrina elettorale si lanciava “cambiare si può” poi naufragato in quella rivoluzione civile, anch’essa di sinistra…

    ma a che servirebbe tutta questa sinistra? Che cosa è e chi veramente rappresenta?
    La costituzione? E’ stata sostituita dal TRATTATO DI LISBONA CON LA COMPLICITA’ ED APPROVAZIONE DI TUTTA LA SINISTRA, facciamo finta di nulla?

    • giovanni barbera ha detto:

      Fai confusione perché Rifondazione Comunista non ha mai votato a favore del Trattato di Lisbona, fortemente criticato dal nostro patito, né ha votato altri trattati simili. Le nostre posizioni su questo modello di Europa sono note a tutti, ma evidentemente non a te!

      Quando si fanno le critiche, bisognerebbe informarsi di più ed evitare giudizi non solo sommari, ma anche ingiusti e non argomentati.

      Il problema della Sinistra è la frammentazione, non il tentativo, finora purtroppo malriuscito, di costruire una “massa critica” in grado di incidere efficacemente sul quadro politico. Il resto sono chiacchiere da bar…..

    • Valter Lorenzi ha detto:

      D’accordo con Barbara al 100×100.
      Altro giro, altra corsa, ma il circuito è sempre più breve e asfittico per questo ceto politico/sindacale alla ricerca di uno spazio nell’agognato centro sinistra.
      E’ l’ora del conflitto, per la rottura dell’Unione Europea e dei suoi governi vassali, come quello di Letta/Alfano. Il 18 e 19 ottobre, a Roma, con il sindacalismo di base e con i movimenti sociali: https://www.facebook.com/events/159809970877570/

      • giovanni barbera ha detto:

        Nessuno sta negando il conflitto sociale e lo “spazio pubblico” che sta nascendo si colloca chiaramente in contrapposizione al Partito democratico e al centrosinistra e non certo al suo interno.

        In questa fase abbiamo bisogno di unificare tutto ciò che si muove a sinistra del Pd, per creare quella “massa critica” che ci permetta di essere efficaci sul piano politico e su quello sociale.

        Per quanto riguarda il ceto “politico/sindacale”, vorrei evidenziare che, purtroppo, esiste anche quello di “movimento”, che non è meno nefasto del primo…….

        Se non ci liberiamo dai settarismi, continueremo ad essere residuali. Anch’io sono d’accorso che va messo in discussione il modello di Europa che ci hanno imposto, ma non basta declamarlo.

        Fino a quando non saremo in grado di fare diventare i nostri valori senso comune tra la “gente” e le nostre battaglie, finora di nicchia, in mobilitazioni di massa, riusciremo a fare solo testimonianza e nulla di più.

        Ad ogni modo, anche il Prc ha aderito alle mobilitazioni del 18-19 ottobre.

        Ciao

  2. Guido ha detto:

    È necessario trovare la forza dentro di noi per dire basta a usto status quo, imposto da forze che hanno a cuore non gli interessi di tanti, ma i privilegi i pochi, e che fanno di tutto per farci tornare a condizioni pre seconda guerra mondiale.

  3. massimiliano ha detto:

    Per evitare chiacchiere da bar è necessario interrogarsi sulle ragioni dei fallimenti…
    La proposta del 12 ottobre è assolutamente utile e positiva. Tuttavia chi ha gestito la politica “a sinistra” nelle sue varie sfaccettature non ha compreso fino in fondo come stava mutando la realtà e la società. La frammentazione politica è effetto della frammentazione sociale, economica, culturale e psicologica che, ci piaccia o non ci piaccia, è un fatto.
    Ricostruire un percorso collettivo ed unitario non è quindi un processo “intellettuale”, non è una possibilità che dipende dall’avere “buone idee”. Non c’è nessuna formula magica.
    Chi, a mio avviso, dovrebbe umilmente recedere dal farsi promotore di nuove (vetuste) proposte unificanti è chi ha smesso da decine di anni di agire politicamente in termini di conflitto concreto, di costruzione di micro o macro vertenze, nell’agire quotidiano e faticoso di fronte alla ramificazione dei poteri forti.
    Detto più in parole povere a tutti quelli che nelle proprie procedure interne o nelle dichiarazioni astratte hanno perso la capacità di comunicare con le persone differenti da sé.
    In questo, purtroppo, Rifondazione ha espresso lo stesso limite dei suoi parenti più moderati e compromissori. Nei direttivi di circolo, nei comitati politici, nelle proprie commissioni e gruppi di lavoro ci si illude di far politica mentre il mondo prosegue per la sua strada.
    C’è invece un mondo che cerca nel proprio posto di lavoro, nel proprio quartiere, nella propria città di aggredire la “bestia” laddove essa si rappresenta.
    Da lì si deve ripartire costruendo relazioni tra chi “agisce” occupando, scioperando, raccogliendo firme, in un’infinita solitudine ed isolamento.
    Non è tanto la “massa critica”, il tema, ma la costruzione di strumenti, pragmatici, materiali, comunicativi e politici che diano forza ad ogni singolo snodo di conflitto che facciano emergere dalla solitudine chi disperatamente tenta di promuovere politica a partire da sé e dal proprio vivere.
    Non c’è tanto bisogno di entità politiche che dicano cose utili, che parlino di tutto un po’, che si scontrino sulla percentuale di conflitto o di compromesso necessario.
    Ci vorrebbero (e non ci sono) entità politiche che si mettano al servizio di chi fa.
    Penso che i militanti dei partiti di sinistra dovrebbero uscire dalle proprie sezioni, guardarsi intorno per la prima volta e scoprire che il potere è si nella banca mondiale ma è anche nella scuola elementare, nel parco dietro l’angolo, nel cantiere appena recintato, nella strada piena di automobili, nelle relazioni malate di un condominio.
    Se è vero che qualcuno è prigioniero del proprio specifico, ben peggiore è l’essere prigionieri del proprio generico.

    Massimiliano

  4. Claudio ha detto:

    La sinistra non si unira’ mai. Siamo troppo settari e individualisti. Chi oggi persegue (nei fatti) iniziative chiare di matrice radicale e progressista – in questo magma di potere castale neodemocristiano – e’ il M5S. Ma molta sinistra storce il naso sui dettagli, Anche per me molte cose del M5S non sono condivisibili, ma bisognerebbe intanto fare massa per scardinare il sistema attuale (non emendabile) e solo dopo discettare sugli aspetti di dettaglio. La destra fa cosi’ e, regolarmente, ottiene molto piu’ di cio’ che rappresenta.

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