Atac

Roma 1 ott 2013  – Sul riassetto dellAtac, deciso dal nuovo amministratore delegato Broggiscoppiano le polemiche dentro la stessa maggioranza di centrosinistra che sostiene Marino al Campidoglio.  I nomi scelti per il nuovo organigramma, tutt’altro che nuovi e sconosciuti, non convincono diversi autorevoli esponenti del centrosinistra capitolino, sia del Pd che di Sel.

Uno scontro  che rischia di degenerare, lasciando pesanti strascichi  nel centrosinistra romano, anche perché rimane difficile pensare che su tali nomi non ci sia stato un assenso preventivo di Marino e dell’assessore alla mobilità Improta. Qualcuno ha definito quelle nomine “un pugno nello stomaco”, altri hanno lanciato il sospetto che il mandato a tempo dell’assessore Improta si  riferisca proprio ad operazioni di difficile condivisione della maggioranza, come quella condotta su Atac.

Ad ogni modo, come hanno commentato anche alcuni esponenti della maggioranza, leggendo i nuovi nomi dei dirigenti Atac,  più che a un riassetto aziendale che avrebbe dovuto marcare una netta discontinuità con il passato, sembra di assistere a una vera e propria restaurazione, visto che nei posti chiave sono tornati quasi tutti gli uomini entrati in azienda ai tempi del vecchio amministratore delegato Maurizio Basile, ex capo di gabinetto di Alemanno. Nomi che, come fa notare qualche attentato commentatore, furono a suo tempo fortemente criticati dall’allora opposizione di centrosinistra proprio perché legati ad un’area all’interno dell’amministrazione Alemanno che spingeva per quella privatizzazione dell’Atac che è stata più volte ventilata anche in questi giorni.

“Condividiamo le forti critiche e preoccupazioni che in queste ore vengono espresse da più parti sul management dell’Atac voluto dal nuovo amministratore delegato – spiega Giovanni Barbera, membro del comitato politico romano del Prc –  perché non è veramente più  tollerabile continuare a registrare, nei posti chiave del Comune di Roma e delle società capitoline,  nomine di persone legate alla precedente amministrazione, come è avvenuto per l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale.  Altro che cambiamento, promesso da Marino in campagna elettorale, sembra di assistere, incredibilmente, ad un inquietante revival dell’era alemanniana, tanto da suscitare forti malumori e prese di posizione anche all’interno della stessa maggioranza politica che sostiene il sindaco di Roma”.

“Una situazione aggravata – continua Barbera – anche dal fatto che una parte del Pd  continua a sostenere la privatizzazione dell’Atac. Difficile ignorare, infatti,  le dichiarazioni che sono state  rilasciate a favore della privatizzazione dell’Atac, da parte del deputato veltroniano ed ex assessore capitolino al Bilancio, Causi. Una vera e propria entrata a “gamba tesa”  contro il gruppo capitolino del suo stesso partito che si era espresso da tempo contro tale opzione.

“Sul risanamento dell’Atac – conclude l’esponente di Rifondazione Comunista –  hanno ragione coloro che chiedono un immediato azzeramento dei vertici dell’azienda, compreso il nuovo management nominato dal nuovo amministratore delegato. Si inizi a dare un segnale chiaro e forte sul risanamento dell’azienda, riducendo gli emolumenti agli amministratori e ai dirigenti Atac e presentando un piano di rilancio dell’azienda e del servizio di trasporto pubblico locale.  Marino dimostri con i fatti di voler veramente mantenere l’Atac in mani pubbliche contro i tentativi, mai sopiti neanche all’interno del centrosinistra, di privatizzare l’intero servizio di trasporto locale. Qualcuno dimentica, infatti, che  gran parte delle linee bus periferiche sono già gestite, da tempo, dai privati,  per un totale di diversi milioni di km di servizio ogni anno. L’ampliamento di tale scelta sarebbe una pesante iattura sia per i lavoratori dell’azienda che per l’utenza. Per questi motivi siamo nettamente contrari a tale soluzione”.

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commenti
  1. Paolo ha detto:

    Se Barbera ci spiegasse chi è stato nominato e per quale motivo esprime la sua contrarietà ci aiuterebbe a capire.

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