BARBERA: COSI’ LO STADIO DELLA ROMA SEGNA GIA’ UNA SCONFITTA PER LA CITTA’

Pubblicato: 26 dicembre 2014 in AMBIENTE E TERRITORIO, articolo, ROMA CAPITALE E MUNICIPI
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intervista tratta da “RomaReport.it”  di Andrea Koveos  – pubblicata il   24.12.2014

Sulla questione dello stadio della Roma, abbiamo sentito Giovanni Barbera, componente del comitato politico romano del Prc.

Lei ha definito la delibera sull’interesse pubblico dello Stadio della Roma una porcata. Non crede di aver esagerato?

 Non credo di aver esagerato visto che il progetto dello Stadio della Roma, al di là delle enfatiche dichiarazioni del Sindaco e di altri esponenti politici appartenenti a diversi schieramenti,  rappresenta una mega operazione speculativa dai contorni poco trasparenti, che ha ben poco a che fare con lo sport vero.  tordivalleNon è un caso che qualche mese fa i rappresentanti del Comitato “Difendiamo Tor di Valle dal cemento” abbiano presentato un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare alcune “anomalie” che sarebbero state  riscontrate  nell’applicazione, da parte degli organi competenti, di norme e procedure amministrative. Vorrei segnalare che il progetto non prevede solo la costruzione di un semplice stadio, ma anche la realizzazione, in deroga agli strumenti urbanistici e ai piani di tutela ambientale e paesaggistica vigenti,  di un vero e proprio quartiere con uffici, alberghi, ristoranti, centri commerciali, denominato “Business Park”.  Stiamo parlando di  quasi un milione di  cubature in un’area che, da piano regolatore, ne dovrebbe prevedere al massimo 14 mila. Cubature aggiuntive che servono solo a compensare, dal punto di vista economico-finanziario, l’investimento di capitali  privati per la realizzazione del nuovo stadio, delle opere strettamente accessorie  e di quelle di pubblico interesse.   

Perché i residenti di Tor Di Valle sono preoccupati?

Tra tutte le aree disponibili, quella di Tor di Valle è sicuramente quella  meno idonea ad ospitare un progetto come quello di cui parliamo. L’area individuata, costituita da ben 22 ettari inedificabili,  oltre ad essere gravata da vincoli paesaggistici e archeologici, presenta anche un forte rischio idrogeologico essendo un’area di esondazione del Fosso di Vallerano, come descritto dal Piano di Assetto Idrogeologico.Insomma, non siamo contrari alla realizzazione di un nuovo stadio che permetta di “liberare” dal traffico e dallo smog l’area intorno al  Foro Italico (considerato anche che tale area non è più una zona periferica  come negli anni ’50), ma quello che non comprendiamo è il motivo per il quale non si debbano rispettare quei vincoli di natura urbanistica, ambientale e paesaggistica che servono a tutelare i cittadini romani. E’ possibile che lo sviluppo della città debba essere dettato dalla rendita e non dall’interesse pubblico?

Ci spiega che cosa vuol dire interesse pubblico di un’opera?

La manifestazione del “pubblico interesse” espressa con delibera del Consiglio comunale è uno degli atti espressamente previsti dalla procedura indicata dall’art. 1, comma 303 – 306, della legge di bilancio  n. 147/2013,  per il rilancio dell’impiantisca sportiva. Tali norme prevedono  una radicale semplificazione dell’iter burocratico per la costruzione di nuovi impianti sportivi  e l’ammodernamento di quelli già esistenti che avvengono tramite  investimenti  privati. La procedura prevede che il soggetto imprenditoriale interessato alla realizzazione del nuovo impianto presenti al Comune uno studio di fattibilità corredato sia da un piano economico-finanziario che dall’accordo con una o più associazioni o società sportive che dovranno utilizzare, in maniera prevalente, l’impianto sportivo. Nel piano economico e finanziario vengono previste le opere aggiuntive che dovranno compensare e “remunerare” l’investimento di capitali privati impiegati per la realizzazione del  progetto.  Il Comune,  qualora valuti in maniera positiva  tale progetto preliminare, viene chiamato ad esprimersi  sul  “pubblico interesse” dello stesso, con una deliberazione approvata dal  Consiglio comunale. Successivamente, sulla base delle osservazioni espresse in delibera, sarà presentato il progetto definitivo sul quale il Comune o la Regione (come nel caso dello Stadio della Roma), previa conferenza di servizi decisoria, delibererà in via definitiva, prevedendo eventualmente anche quelle modifiche che saranno considerate  necessarie per la realizzazione del progetto stesso.

E qui c’è interesse pubblico?

E’ evidente che il “pubblico interesse”  dovrebbe essere ravvisabile solo in presenza di una evidente pubblica utilità delle opere  da realizzare, visto che tali  norme  “speciali” – ma per questo anche molto discutibili – prevedono non solo un snellimento delle procedure burocratiche, ma anche la deroga di importanti vincoli urbanistici, ambientali e paesaggistici.   stadio-della-roma-esterno-plaza-02Infatti,  il provvedimento finale  adottato al termine della suddetta procedura ha il potere di sostituire ogni autorizzazione o permesso comunque denominato, ivi compreso il provvedimento di  variante urbanistica necessario alla realizzazione delle opere previste nel  progetto stesso.   Per questo motivo il “pubblico interesse” rischia di diventare la “foglia di fico” per coprire operazioni altamente speculative come quella in questione.  D’altronde di episodi simili è ricca la storia della città. Basti pensare a quello che è avvenuto in occasione di tutti i grandi eventi sportivi, soprattutto quando sono stati accompagnati da leggi “speciali”.

Nel caso di fattispecie, la dichiarazione di “pubblico interesse”  è stata giustificata con la previsione di alcune infrastrutture, come il prolungamento della metropolitana dalla stazione di Magliana a Tor di Valle e da poco altro. Sinceramente troppo poco per giustificare un’operazione di trasformazione urbanistica come quella prevista dal progetto in esame. Senza considerare che comunque le opere infrastrutturali proposte risultano essere  esclusivamente al servizio della fruibilità dell’area interessata dal progetto e neanche  in grado, probabilmente, di compensare i maggiori disagi per la città che deriveranno dalla cementificazione e dai conseguenti maggiori flussi di traffico che interesseranno l’area di Tor di Valle e il resto della Capitale.

Perché, secondo lei, solo 8 consiglieri hanno votato contro il provvedimento.

Di fatto, gran parte delle formazioni politiche presenti nell’Aula Giulio Cesare erano favorevoli al mega-progetto e hanno “spinto” affinché la delibera fosse approvata senza “se” e senza “ma”.Una parte dell’opposizione di centrodestra ha votato contro probabilmente più per motivi di contrapposizione politica che per il merito delle questioni affrontate, visti i comportamenti tenuti in passato su operazioni simili.mappa

Le uniche note di rilievo semmai vengono da quei consiglieri di maggioranza che, resistendo alle forti pressioni politiche della propria parte,  hanno votato contro il provvedimento o hanno deciso di astenersi o di non partecipare al voto.  Ma il problema non è il voto difforme di pochi, ma i condizionamenti che la politica subisce, a tutti i livelli, dai poteri economici, piccoli o grandi che siano.

 Basta leggere i giornali in questi giorni per scoprire che il problema non sono solo i poteri criminali, ma anche quelli economici che vivono nella legalità. Quando leggo di cospicui finanziamenti elettorali, regolarmente dichiarati, ai partiti e a singoli candidati che provengono addirittura da soggetti economici che operano per le stesse istituzioni per le quali ci si candida, è evidente che parlare di autonomia della politica e di interesse pubblico rischia di diventare un vuoto esercizio retorico.

Quanto guadagnerà il privato, quanto e se ci rimetteranno i cittadini?

Nei mesi passati sono state pubblicate alcune cifre molto interessanti sui vantaggi economici dei soggetti privati coinvolti nel progetto. Su un articolo de “Il Fatto Quotidiano” del 3 settembre, Marco Pasciuti, prende in esame i guadagni che scaturirebbero dalla gigantesca operazione immobiliare derivante dalla valorizzazione dell’area interessata dal progetto.

 Dai calcoli elaborati viene stimato un guadagno compreso, a seconda delle diverse quotazioni dei valori immobiliari,  tra i 500 e gli 800 milioni di euro per EurNova srl, la società di Parnasi   che insieme alla A.S. Roma ha proposto il progetto. Non so quanto siano fondate tali cifre, ma sicuramente sono cifre che rendono ben l’idea degli interessi in campo e della capacità di tali interessi di poter condizionare scelte che dovrebbero essere prese esclusivamente nell’interesse pubblico.

 Per i cittadini i costi sono quelli legati al rischio idrogeologico di cui ho parlato sopra, del venir meno di quei vincoli di interesse archeologico, ambientale e urbanistico che contribuiranno a rendere la nostra città ancora più invivibile e insalubre. I problemi di Roma non sono casuali, ma sono il frutto di uno sviluppo urbanistico disordinato, che è stato dettato più dalla rendita e che non da una pianificazione puntuale e adeguata che tenesse in debita considerazione la dimensione umana, con tutte le sue esigenze.     

Mi permetta, per concludere,  una provocazione. Marino sostiene di aver ricevuto rassicurazioni da Pallotta (stimatissimo dal sindaco). Possiamo dire che le garanzie dei privati, vedi anche recente indagini della Procura, possono essere molto pericolose? 

Sono d’accordo. Le garanzie dei privati possono essere molto pericolose per l’interesse pubblico, soprattutto quando vengono espresse da soggetti che sono portatori di interessi economici “forti”. L’esperienza ci insegna che la commistione di interessi pubblici e privati  non ha mai prodotto risultati positivi per la “cosa pubblica”, anzi tutt’altro. Molte volte, come dimostra l’inchiesta giudiziaria su mafia capitale, è anche difficile individuare il confine tra poteri economici legali e quelli illegali.

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